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sabato 26 settembre 2026

295. Uccelli in volo

Uno stormo di urie (uria aalge) in volo a Hornøya, un’isola disabitata all’estremità nordorientale della Norvegia che ospita grandi colonie di uccelli marini. Scattata da Alex Pansier nel marzo 2025, ha vinto il secondo premio nella categoria Birds in flight all’edizione 2026 del concorso Bird photographer of the year.

Alex Pansier, Bird photographer of the year

Questa foto mi ricorda alcune stampe di Maurits Cornelis Escher, dove la ripetizione sembra riprodurre la disposizione degli atomi di ferro; infatti, una delle passioni di Escher, erano le strutture atomiche di metalli e cristalli.



Escher scrive:  queste 2 stampe comunicano un senso dello spazio come in altre opere di qualche decennio prima (Il ponte e Sogno), raffigurando costruzioni prospettiche con elementi non copiati dal vero. L’intenzione era quella di far percepire la tridimensionalità, la profondità infinita.

L’immagine a sinistra (Riempimento cubico dello spazio - 1952) è composta da 3 sistemi di travi parallele intersecantisi ad angolo retto e che si dividono a vicenda in porzioni di uguale lunghezza. Ognuna attraversa un cubo, cosicché lo spazio è riempito da un numero infinito di cubi di pari volume.

Nella stampa a destra (Profondità - 1955), i pesci sono collocati al punto cruciale di 3 assi, che si intersecano ad angolo retto.

Le 2 stampe presentano buchi caratteristici e vuote traiettorie. Si prova una strana impressione nell’osservare il loro lento e automatico apparire nel lungo lavoro di disegno prospettico.

Tratto da: M.C.Escher, Esplorando l’infinito, Garzanti



Un altro accostamento potrebbe essere fatto con la Golconda (1953) di René Magritte.





Come un missile nell’oceano: la sula che schizza sul podio del Bird Photographer of the Year 2026 - FOTO Cult

Bianco e nero - Internazionale

Zibaldone Scientifico: escher

Zibaldone Scientifico: 95. Galleria di Stampe

 

lunedì 4 aprile 2016

206. I ragazzi del coro


In quanti modi 8 coristi possono cambiare di posto, così da trovarsi ogni volta disposti in modo diverso?
(La risposta è: 8! = 40.320)

Ad ogni incontro si scattano una foto ricordo; se si ritrovano tutte le sere, quante foto accumuleranno a fine carriera e quante volte nelle foto avranno la stessa disposizione?
10.000 giorni sono all’incirca 27 anni e 20 settimane. Per superare 40.320 serate servono 110 anni e quindi difficilmente si ripeteranno 2 disposizioni uguali.

Impilando le fotografie di 80 anni (quasi 30.000 con più di 800 rullini), si raggiungerebbe un’altezza di diversi metri, ma se ogni foto avesse una risoluzione di 5 MPixel, potremmo memorizzarle tutte in una scheda da 64GB (la storia di una vita memorizzata in un piccolo chip).
Nel film Smoke, Auggie, il protagonista interpretato da Harvey Keitel, ha una curiosa passione. Ogni mattina alle otto precise esce dalla sua tabaccheria, piazza la macchina sul treppiede e fotografa sempre lo stesso scorcio di Brooklyn. Auggie esegue questa operazione con costanza per anni, estate e inverno, con la pioggia o con il sole, catalogando le foto che conserva in diversi album.






Non è difficile immaginare come diverge il risultato aumentando il numero di coristi. La Fisica risolve il problema introducendo concetti come Pressione e Temperatura.


Le leggi della Termodinamica sono principi generali che hanno un contenuto macroscopico. In essi non compare nessun riferimento esplicito agli atomi che compongono il sistema in esame, sono quindi indipendenti dai possibili modelli microscopici che possono rappresentare gli atomi e le molecole del sistema. Tali principi si possono usare anche quando non si conosce nulla in riguardo alla composizione atomica. E’ importante ricordare che le leggi della Termodinamica furono introdotte molto prima che si stabilisse una teoria atomica della materia.
Se combiniamo i concetti statistici con la conoscenza microscopica del sistema, la nostra possibilità di comprendere e fare previsioni risulta molto accresciuta. Otteniamo così la disciplina della Meccanica statistica. Siamo quindi in grado di calcolare le proprietà di sistemi macroscopici sulla base di dati microscopici. E’ quindi possibile calcolare l’entropia (misura del disordine presente in un sistema fisico)  da principi primi. Ludwig Boltzmann ha sintetizzato questo nel principio:

S = k ln W

Nella termodinamica classica l'entropia S è una funzione di stato di un sistema in equilibrio termodinamico, che, quantificando l'indisponibilità di un sistema a produrre lavoro, si introduce insieme con il secondo principio della termodinamica.

L'approccio molecolare della meccanica statistica generalizza l'entropia alle possibili diverse disposizioni W dei livelli molecolari in cui può trovarsi macroscopicamente un sistema. In base a questa definizione si può dire, in forma non rigorosa, che quando un sistema passa da uno stato di equilibrio ordinato a uno disordinato la sua entropia aumenta; questo fatto fornisce indicazioni sulla direzione in cui evolve spontaneamente un sistema.

Tomba di Boltzmann

“Tutto ciò che esiste nell'universo è frutto del caso e della necessità”   Democrito



Se con 8 coristi si possono ottenere le combinazioni riportate sopra, possiamo immaginare che cosa sia possibile ottenere con un coro composto da 7,4 miliardi di persone (attuale popolazione mondiale – 6 miliardi nel 2000). Questo tipo di considerazioni, risultano però in contrasto con la Teoria del mondo piccolo che sostiene che tutte le reti complesse presenti in natura sono tali che due qualunque nodi possono essere collegati da un percorso costituito da un numero relativamente piccolo di collegamenti. La sua nascita può essere fatta risalire ad una serie di esperimenti condotti da Stanley Milgram che esaminavano la lunghezza media del percorso per reti sociali tra residenti negli Stati Uniti.

Negli anni ’50 lo psicologo Milgram ideò un esperimento interessante. Un centinaio di lettere dovevano essere inviate a Boston da una cittadina del Nebraska senza usare la normale procedura postale, ma con le seguenti regole: chi riceve una lettera per un destinatario a lui sconosciuto può soltanto spedirla a un suo diretto conoscente, che proseguirà con la stessa regola. Ad ogni passo la cerchia dei destinatari è limitata alle conoscenze dirette del mittente, che sceglierà la persona che presumibilmente più si avvicina al destinatario finale. Se questi per esempio è un medico o un idraulico, cercherà un conoscente che rientra nella categoria, oppure cercherà di far avanzare il messaggio geograficamente mandandolo al conoscente che abita più vicino alla destinazione finale, o tutte due le cose assieme. Le due località iniziale e finale furono selezionate da Milgram con l’intento preciso che fossero estremamente diverse tra loro, come posizione geografica e composizione sociale. I risultati furono sorprendenti: la maggioranza delle lettere arrivò a destinazione, e ci arrivò con un numero medio di passaggi decisamente basso. Milgram dimostrò che in media 6 passaggi erano sufficienti per recapitare la lettera, e arrivò alla conclusione che, secondo una relazione di conoscenza diretta, ogni persona degli Stati Uniti è “separata” da qualsiasi altra soltanto da una catena di relazione lunga 6. L’esperimento diventò molto famoso, tanto da ispirare anche un pezzo teatrale, trasformato poi nel 1993 in un film dal titolo: Sei gradi di separazione.


A volte il caso …

Tsutomu Yamaguchi stava scendendo dal tram ad Hiroshima il 6 agosto 1945 ed essendo sopravvissuto all’esplosione della bomba atomica, denominata Little Boy, volle tornare subito nella sua città natale. Fu accontentato e venne quindi riportato a Nagasaki; dove, dopo lo scoppio della seconda bomba atomica, visse fino al 4 gennaio 2010. A ottant'anni scrisse un'autobiografia riguardante la sua esperienza, e fu invitato a partecipare a un documentario (nel 2006) intitolato Nijuuhibaku (Bombardati due volte) sulle 165 persone ufficialmente vittime di entrambe le bombe atomiche giapponesi. Fu un attivista anti-nucleare, e si prodigò presso l'assemblea generale delle Nazioni Unite affinché le armi nucleari fossero bandite. In una intervista disse: "La ragione per cui odio le bombe nucleari è per ciò che fanno alla dignità degli esseri umani".
 

 
Il concetto di entropia venne introdotto agli inizi del XIX secolo, nell'ambito della termodinamica, per descrivere una caratteristica (la cui generalità venne osservata per la prima volta da Sadi Carnot nel 1824) di tutti i sistemi allora conosciuti, nei quali si osservava che le trasformazioni avvenivano spontaneamente in una direzione sola, quella verso il maggior disordine.
In particolare la parola entropia venne introdotta per la prima volta da Rudolf Clausius nel suo “Trattato sulla teoria meccanica del calore” pubblicato nel 1864. Entropia deriva dal greco ἐν en, "dentro", e da τροπή tropé, "cambiamento".
Esistono diversi enunciati equivalenti del Secondo principio della termodinamica. Quelli che storicamente si sono rivelati più importanti sono:

«È impossibile realizzare una trasformazione il cui unico risultato sia quello di trasferire calore da un corpo più freddo a uno più caldo senza l'apporto di lavoro esterno» (formulazione di Clausius).
«È impossibile realizzare una trasformazione ciclica il cui unico risultato sia la trasformazione in lavoro di tutto il calore assorbito da una sorgente omogenea» (formulazione di Kelvin-Planck).
«È impossibile realizzare una macchina termica il cui rendimento sia pari al 100%.»
«È impossibile realizzare il moto perpetuo.»

Nella Fisica moderna la formulazione più ampiamente usata è quella che si basa sulla funzione entropia:

«In un sistema isolato l'entropia è una funzione non decrescente nel tempo.»

Questo principio ha avuto, da un punto di vista storico, un impatto notevole. Infatti, tramite la non reversibilità dei processi termodinamici, definisce la freccia del tempo.

Boltzmann fu il primo a mettere in relazione entropia e probabilità nel 1877, ma sembra che tale relazione non sia mai stata espressa con una specifica costante finché Planck, nel 1900 circa, introdusse per primo kB, calcolandone il valore preciso, e dandole il nome in onore di Boltzmann.
Infatti l'equazione S = kB log W presente sulla tomba di Boltzmann è dovuta a Planck, che la introdusse nello stesso articolo in cui introdusse la costante di Planck h. Come Planck ha scritto nella sua Nobel lecture nel 1920:
«Questa costante è spesso chiamata costante di Boltzmann, sebbene, per quanto ne so, Boltzmann non l'ha mai introdotta — una situazione particolare che può essere spiegata con il fatto che Boltzmann, come risulta dalle sue esternazioni occasionali, non ha mai pensato alla possibilità di effettuare una misurazione esatta della costante.»
 
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

 
F.Luccio - L.Pagli, Storia matematica della rete, Bollati Boringhieri, Torino, 2007


 

lunedì 28 dicembre 2015

201. Bokeh e Convoluzione

In questo periodo dell’anno capita di dover scattare qualche foto, e le luci di un albero di Natale possono essere un ottimo sfondo per realizzare foto originali.
Probabilmente avrete tutti visto o scattato qualche foto ove lo sfondo risulti “sfocato”.
Giusto per farsi un’idea, una foto di questo tipo:
 
Tratta da:  Kevin & Amanda


Ecco, questo è un tipico esempio di Bokeh.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera, potete venire a sapere che: “Bokeh è un termine del gergo fotografico derivato dal vocabolo giapponese "boke", che significa "sfocatura" oppure "confusione mentale". A partire dalla metà degli anni novanta, si è affiancato all'uso terminologico tradizionale di espressioni come contributo delle aree fuori fuoco o resa dello sfocato.” ed inoltre “Il concetto di bokeh risulta legato alla nozione di profondità di campo e con delle lenti adatte, l'effetto "sfocato" si può ottenere ricorrendo a un basso rapporto focale; le ottiche migliori per esaltare il bokeh sono i teleobiettivi e gli obiettivi per macrofotografia.” ed infine “Dal punto di vista matematico, la sfocatura di una fotografia può essere descritta come la convoluzione dell'immagine a fuoco con la forma del diaframma.”
La convoluzione è un importante concetto matematico; si tratta di un'operazione tra due funzioni di una variabile che consiste nell’integrare il prodotto tra la prima e la seconda traslata di un certo valore. Capisco che questo possa non risultare di facile ed immediata comprensione, ma anche in questo caso se andate a leggere la relativa voce di Wikipedia, potete trovare un paio di esempi molto esplicativi (uno è riportato nella nota in fondo al post).

Quando si studiano sistemi dinamici lineari stazionari, l'uscita è data dalla convoluzione tra il segnale in ingresso e la risposta all'impulso del sistema, la cui trasformata di Laplace (o la trasformata di Fourier) è la funzione di trasferimento del sistema.

Ad esempio, in acustica lineare, un'eco è la convoluzione del suono originale con una funzione geometrica che descrive i vari oggetti che stanno riflettendo il segnale sonoro, mentre, nel nostro caso, in ottica, una foto fuori fuoco è la convoluzione dell'immagine a fuoco con la forma del diaframma; il termine fotografico per tale effetto, è, come detto sopra, Bokeh.

Dati una lente ed uno schermo posizionati ad una certa distanza, esiste una determinata posizione ove si deve posizionare un oggetto, perché la proiezione della sua immagine risulti a fuoco sullo schermo. Se l’oggetto risulta più vicino o più lontano, una sorgente puntiforme avrà una forma circolare (sfocata).





Se ci limitiamo al caso di oggetti posizionati sullo sfondo (più distanti) ci troveremo nella situazione rappresentata in figura: 
Ogni singolo cammino ottico passante da uno dei 4 punti (A,B,C,D) avrà come punto finale la corrispettiva lettera, cioè se avessimo un’immagine posizionata sulla lente, una volta proiettata sullo schermo, risulterebbe capovolta.
Di norma l’unica immagine posizionata vicino alla lente è la forma del diaframma. E’ per questo motivo che molte volte le luci sullo sfondo hanno forma esagonale.

Ma se vogliamo dare a queste luci un contorno che permetta di scattare foto originali, possiamo procedere come descritto in questo sito.

Ritagliate in un cartoncino una stella (o la figura che preferite) e trovate il modo di posizionarlo sull’obiettivo (avendo il diaframma impostato con un’apertura maggiore di quello della stella).



Potrete così ottenere immagini come queste:



Un esempio analogo di sagoma posta sulla lente è il Segnale di Batman:
 


Nota sulla convoluzione

I fotoni emessi da una sorgente puntiforme posta in un piano fuori fuoco, non arrivano tutti nello stesso punto dello schermo, ma entro un disco circolare che dipende dalla posizione dell’oggetto e dal diametro della lente.
Come mostrato in figura, se la base del cono B si sposta in alto o in basso, la sorgente entra ed esce dalla base del cono:
Nel nostro caso abbiamo considerato una sorgente puntiforme, ma se questa avesse una dimensione finita ci troveremmo nella stessa situazione mostrata nella pagina di Wikipedia:
Per una sorgente puntiforme ideale, una delle 2 funzioni può essere considerata come una Delta di Dirac.

Anche la Media Mobile può essere vista come un caso particolarmente semplice di convoluzione.



 
 

mercoledì 10 giugno 2015

188. Hasselblad

A fine marzo 2014 è stata messa all'asta la macchina che nel 1971 sbarcò sulla Luna a bordo della missione Apollo 15, l'unica Hasselblad al mondo ad essere tornata dal suo viaggio di esplorazione spaziale.
L'Hasselblad 500 EL Data Camera Hedc fu usata dal pilota James Irwin che scattò 299 fotografie attorno alla zona dell'allunaggio, il Mare Imbrium. L'obiettivo montato è quello originale, un Nasa Biogon 60 mm 3.5, un raro grandangolo con disegno ottico e trattamento antiriflesso studiato appositamente per lavorare al di fuori dell'atmosfera terrestre. Di tutte le 14 fotocamere Hasselblad usate durante la missione solamente la camera di Irwin fece ritorno sulla Terra.
 


O almeno così riportavano i giornali, perché in effetti Paolo Attivissimo (esperto nel riconoscere bufale, ma soprattutto di missioni spaziali) ha messo in dubbio quanto riportato, e cioè che:
“L'oggetto proposto è indubbiamente una bellissima Hasselblad motorizzata, di certo molto simile a quelle modificate per l'uso all'esterno sulla Luna durante le missioni Apollo; il colore argento (per riflettere il calore ed evitare surriscaldamenti al Sole; le Hasselblad per uso a bordo erano nere), l'obiettivo Zeiss Biogon, il tasto di scatto più grande e le leve di regolazione maggiorate e molti altri dettagli corrispondono.”



 
 
In seguito si fa notare che secondo gli esperti non è vero che una sola fotocamera usata sulla Luna tornò a Terra, anche quella di Alan Shepard (Apollo 14) e probabilmente quella di Gene Cernan (Apollo 17) furono riportate, anche se non si sa che fine abbia fatto quella di Cernan. Inoltre, probabilmente, aveva volato fino all'orbita lunare, ma senza alcuna indicazione che fosse stata usata sulla Luna: una distinzione importante dal punto di vista della rarità e quindi del valore collezionistico dell'oggetto.


Hasselblad è un costruttore di macchine fotografiche svedese di altissima qualità con sede a Göteborg.

L'azienda è stata fondata nel 1841 come società di commercio. Nel 1890, Hasselblad ha cominciato a distribuire i prodotti fotografici della Eastman Kodak e della italiana Murer & Duroni. Il ramo della fotografia è stato sviluppato da Victor Hasselblad durante la seconda guerra mondiale, quando fu incaricato dall'aeronautica svedese di sviluppare una macchina fotografica per delle riprese aeree. Forse l'uso più famoso della macchina fotografica è stato durante le missioni spaziali.

Le macchine fotografiche Hasselblad sono tuttora ampiamente usate da fotografi professionisti. Fra i motivi che hanno dato origine al mito troviamo la qualità eccellente dell'immagine impressa su pellicola di formato 6x6.
 

Un bell’esempio sono le foto di Ansel Adams che è stato tra i più popolari fotografi al mondo, dedicando l’intera vita ad immortalare la natura in bianco e nero.
 
 
 
 

Negli ultimi venti anni della sua vita la macchina utilizzata per le sue foto fu proprio una Hasselblad 6x6.
Ansel Adams fu uno dei primi a vincere il premio Hasselblad nel 1981. L’anno successivo lo vinse Henri Cartier-Bresson.
 
 
Moon over half dome
 
 
 
 
 
 

venerdì 1 marzo 2013

116. Astronomy Picture of the Day

Nel sito della NASA viene oggi riportata la fotografia di Mercurio ripresa dalla sonda MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging) lanciata il 3 agosto 2004, progettata per studiare le caratteristiche e l'ambiente del pianeta Mercurio. Il 18 marzo 2011 è entrata in orbita ermeocentrica.

 
Explanation: The colors of the solar system's innermost planet are enhanced in this tantalizing view, based on global image data from the Mercury-orbiting MESSENGER spacecraft. Human eyes would not discern the clear color differences but they are real none the less, indicating distinct chemical, mineralogical, and physical regions across the cratered surface. Notable at the upper right, Mercury's large, circular, tan colored feature known as the Caloris basin was created by an impacting comet or asteroid during the solar system's early years. The ancient basin was subsequently flooded with lava from volcanic activity, analogous to the formation of the lunar maria. Color contrasts also make the light blue and white young crater rays, material blasted out by recent impacts, easy to follow as they extend across a darker blue, low reflectance terrain.

http://apod.nasa.gov/apod/lib/aptree.html
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mercoledì 16 gennaio 2013

110. In una notte di Luna Piena

Nel post: 44. Conie Bastoncelli  si è visto come i recettori dei nostri occhi abbiano diverse funzioni in correlazione con l’intensità della radiazione:
- in condizioni di alta intensità la luce è percepita principalmente dai coni al centro della retina;
- in condizioni di bassa intensità la luce è percepita principalmente dai bastoncelli al bordo della retina.
I coni permettono la visione del colore (fotopica). Sono di tre tipi, sensibili alle lunghezze d'onda della luce: rossa, verde e blu.
I bastoncelli sono raggruppati da un circuito tra loro, il segnale che giunge al nervo ottico comprende quindi una superficie più ampia. In questo modo riescono a captare segnali luminosi di bassa intensità e ci permettono una discreta vista notturna (scotopica), per contro non distinguono i dettagli e danno una percezione acromatica.
Nella visione notturna è il nostro occhio a non percepire i colori, che in una notte al chiaro di luna rimangono gli stessi, poiché la forma dello spettro solare riflesso dalla superficie lunare rimane in pratica inalterato. La differenza sostanziale consiste nella differenza di flusso luminoso durante il giorno rispetto ad una notte di Luna piena è di circa 30.000 volte superiore.
  
Un bell’esempio di fotografie notturne lo fornisce Valerio Zuffi (socio del Circolo Astrofili di Trezzano – CAT), dove solo la presenza delle stelle fa sorgere qualche dubbio, mentre per il resto possono sembrare scattate in una bella giornata di sole.
 



Canon EOS 7D
Obiettivi usati: Canon 15-85 (di norma a 15mm f/4) e 17-40 (a 17mm f/4), Samyang 8mm fisheye (f/3,5)
ISO: 800
Tempi: 20 sec per gli obiettivi zoom, 40 sec -  1 min. per il fisheye
Si è sempre usato il cavalletto.

 
Queste immagini ricordano una delle più belle opere di René Magritte: L’impero della luce (L’Empire des lumières), 1953–54, un olio su tela di notevoli dimensioni (195,4 x 131,2 cm), appartenente alla collezione Peggy Guggenheim di Venezia. In questo caso la situazione risulta però capovolta.
 


http://www.astrobin.com/users/valerio.zuffi/
http://www.astrofilitrezzano.it/blog/in-una-notte-di-luna-piena.html

http://rene-magritte-paintings.blogspot.it/


domenica 23 ottobre 2011

83. Maxwell

La prima fotografia della storia fu realizzata nell’estate del 1826 da Joseph Nicephore Nièpce e ritrae una veduta dalla finestra dello studio dell’autore (oggi esposta all’Università di Austin in Texas).

L’immagine, realizzata pennellando con uno strato di bitume una lamina di rame ricoperta d’argento, richiese più di 8 ore di esposizione.

Nel 1827, durante un viaggio a Parigi, Nièpce conosce il pittore Louis Jacques Mandé Daguerre che in seguito diventerà suo collaboratore.    Nel 1829 fonda con Daguerre un'associazione per il perfezionamento dei materiali fotosensibili. Muore tuttavia quattro anni dopo e il figlio Isidore prende il suo posto nell’associazione con Daguerre, ma non riesce a fornire alcun contributo, tanto che Daguerre modifica il contratto e muta il nome dell’invenzione in dagherrotipia, sfruttando le intuizioni di Nièpce.

Con un procedimento modificato Daguerre ottiene prima una buona immagine di una natura morta su una lastra di rame allo ioduro d’argento che misura cm 16 x 21, poi, da una finestra che dà verso il Boulevard du Temple a Parigi, riprende per la prima volta due persone.
La prima fotografia a colori fu invece realizzata nel 1861 dal matematico e fisico scozzese James Clerk Maxwell (1831 – 1879), il quale scoprì che la fotografia a colori poteva essere realizzata con filtri rossi, verdi e blu. Fece fotografare tre volte un tartan scozzese mettendo sopra l'obiettivo tre filtri di diverso colore. Le tre immagini furono, poi, sviluppate e proiettate su uno schermo con tre proiettori differenti. Una volta messe a fuoco sullo stesso punto ne scaturì l'immagine a colori, la prima nella storia.

In precedenza, nel 1859, Maxwell fece conoscere la sua Teoria sulla visione dei colori, che va considerata come l'origine della misura quantitativa dei colori (Colorimetria). Grazie ad una serie di esperimenti condotti con cerchi colorati rotanti, che gli permettevano di miscelare i colori controllandone con precisione le intensità, Maxwell riuscì a creare dei diagrammi, famosi con il nome di Triangoli di Maxwell. Adoperando questi diagrammi era possibile ottenere tutte le sfumature ottenibili dai tre colori primari: rosso, verde e blu.
I contributi di Maxwell alla fisica del XIX secolo riguardano fenomeni termici, ottici, elettrici e magnetici. In particolare le 4 equazioni che portano il suo nome, sono un sistema di equazioni differenziali alle derivate parziali lineari in quattro variabili che descrivono completamente l'interazione elettromagnetica classica e raccolgono in modo omogeneo le leggi di Gauss per i campi elettrici e magnetici, insieme alle leggi di Faraday e Ampere-Maxwell.
Nel XVII secolo fu Christiaan Huygens (1629 – 1695) il primo a chiedersi quale fosse la natura della luce. Osservando l'analogia di alcuni comportamenti della luce con altri fenomeni, ipotizzò che la luce fosse un'onda longitudinale che si propaga in un mezzo che permea tutto l'universo, detto etere.
Secondo Isaac Newton (1642 – 1727) invece, la luce è formata da corpuscoli di massa piccolissima, emessi ad elevata velocità dalle sorgenti luminose.
Le due teorie proponevano due concezioni contrapposte. Nel modello ondulatorio di Huygens, la luce è propagazione di energia e non di materia, ma richiede un mezzo materiale elastico per propagarsi, mentre secondo il modello corpuscolare di Newton l'energia luminosa si accompagna al trasporto di materia, ma non richiede alcun mezzo per propagarsi.
Entrambi  i modelli erano in grado di descrivere in modo coerente la maggior parte dei fenomeni luminosi conosciuti, ma divergevano nell'interpretazione di alcuni di essi, tra cui il fenomeno dei colori, della rifrazione, la teoria delle ombre.
Inoltre la teoria ondulatoria prevede una velocità minore nei mezzi trasparenti più densi, mentre per la teoria corpuscolare avviene l'opposto.
Thomas Young (1773 – 1829) osservò figure di interferenza che potevano essere descritte solo in termine di onde. Jean Bernard Léon Foucault (1819 – 1868) misurò la velocità della luce nell’aria e nell’acqua e trovò che essa e’ minore nel mezzo più denso.  
Nel 1873 le equazioni di Maxwell appaiono per la prima volta in forma differenziale nel testo "A Treatise on Electricity and Magnetism"; la loro importanza consiste nella previsione delle onde elettromagnetiche, prima di allora sconosciute, che verranno scoperte in seguito da Hertz e Marconi. E che fornirà ad Einstein le basi per l'unificazione dello spazio-tempo e la formulazione della Teoria della Relatività che si ritiene debba venire soddisfatta da tutte le interazioni del mondo fisico.
Le equazioni di Maxwell prevedono in modo naturale la velocità delle onde elettromagnetiche, e quindi della luce, nel vuoto: c = 299.792,458 km/s